di Velo Veronese
La ragione della nascita ed il filo conduttore del Museo Geopaleontologico di Camposilvano sono motivati da una duplice storia:quella geologica, che inquesto territorio si esprime in una potente successione di strati e rocce ricche di fossili e modellate in maniera affascinante dagli agenti atmosferici, e quella umana inerente le ricerche paleontologiche del Cavaliere Attilio Benetti che,con la sua passione, ha contribuito in maniera sostanziale all’origine di questo museo.

Il Museo di Camposilvanointerno_del_museoGià dal secolo XVII studiosi come don Gregorio Piccoli e successivamente Nicolis, Parona e Massalongo, solo per citarne alcuni, si occuparono della geologia e paleontologia di questa zona, considerata limitrofa alla più conosciuta località di Bolca, ma sicuramente di non minore importanza. Dal XX secolo le ricerche sono condotte principalmente da Attilio Benetti che con passione si è dedicato interamente alla ricerca, allo studio ed alla conservazione dei reperti paleontologici dei Lessini e di molte altre località del mondo. A lui si deve quindi la nascita del Museo, ufficialmente avvenuta nel1975, sostenuta dall’instancabile lavoro di Lorenzo Sorbini,  allora Direttore del Museo di Storia Naturale di Verona. La nuova sede museale è stata inaugurata nel 1999. Nel Museo Geopaleontologico di Camposilvano sono conservati principalmente campioni provenienti dai Monti Lessini. Alcune eccezioni rappresentano campioni non locali, esposti allo scopo di rendere più agevole e comprensibile al visitatore il viaggio all’interno della paleontologia e del tempo geologico. Nelle prime due vetrine sono esposti una serie di minerali provenienti dai Monti Lessini, ma anche da altre località del mondo. Da notare il bel campione di Quarzo proveniente da Avesa. Un’introduzione alla geologia può essere fornita dalla colonna stratigrafica,dove sono indicati i nomi utilizzati dai geologi per i vari tipi di rocce affioranti in questa zona. Le rocce più antiche, chiamate dagli esperti Formazione di Monte Zugna, di Loppio e di Rotzo, ma meglio conosciute come Calcari Grigi (Giurassico inferiore,da 190 a 200 milioni di anni fa) costituiscono lo zoccolo duro o piastrone dei Monti Lessini. Questi calcari grigio nocciola,contenenti bivalvi a volte di grandi dimensioni, affiorano sul fondo delle incisioni più profonde come il Vaio di vetrine_che_espongono_esemplari_di_ammonitiSquaranto o la Val D’Illasi. Al di sopra troviamo la Formazione di Tenno e dell’Oolite di San Vigilio (Giurassico inferiore e medio). Si tratta di calcari marnosi di colore dal giallo al grigio e di calcari ricchi di sferule di carbonato di calcio, chiamate ooliti, tipiche di ambienti di piattaforma carbonatica simili a quelli che si stanno depositando oggi lungo le coste delle Bahamas, un ambiente che si può paragonare infatti a quello esistente in queste zone sino a 170 milioni di anni fa. Le rocce soprastanti ed i fossili in essi contenuti testimoniano un ambiente di deposizione di un fondo marino più profondo, a volte quasi oceanico; anche il colore prevalente delle rocce cambia. Siamo in presenza del Rosso Ammonitico, tipica formazione di età Giurassico Medio - Superiore famosa per la sua ricchezza in ammoniti, a cui seguono il Biancone, tipico calcare bianco a grana fine, e la Scaglia Rossa, anch’essa molto ricca in ammoniti. L’età del Biancone e della Scaglia Rossa corrisponde grossomodo rispettivamente al Cretaceo inferiore e superiore. Con queste due formazioni finisce il Mesozoico ed inizia il Cenozoico, il periodo più vicino a noi che, partendo da65 milioni di anni fa, momento in cui si estinsero i dinosauri e le ammoniti,arriva fino alla comparsa dell’Uomo. Nelle vetrine 3 e 4 viene spiegato cosa sono i fossili ed i principali processi di fossilizzazione. Si può così capire come si siano conservati oppure il motivo per cui a volte hanno il guscio, come evidenzia il campione esposto di Lumachella a Pecten con guscio di calcite. Interessante è pure il campione di insetto proveniente dalla Cina, perfettamente conservato, di Ephemeropsis trisetalis del Cretaceo inferiore. Nella vetrina 5 molti resti di vegetali fossili mostrano che anche strutture così delicate come le foglie possono conservarsi all’interno degli strati rocciosi. Nelle vetrine successive vi è un’esposizione storica di reperti palontologici  e paleoetnologici, attraverso i quali si può leggere la storia della vita. Proprio nella vetrina 6 troviamo alcuni campioni di stromatoliti, che sono depositi di origine algale e costituiscono le prime forme di vita comparse sulla Terra. In questa vetrina si possono osservare anche dei trilobiti, come la specie Hoplolichas furcifer proveniente dall’Ordoviciano (più di 440 milioni di anni fa) della Russia, e delle piante del Carbonifero. Da questi antichi fossili appartenenti al Paleozoico si passa a reperti paleontologici più “giovani”,ovvero del Mesozoico. A questa era appartengono la maggior parte delle rocce dei Monti Lessini e,di conseguenza, anche le relative testimonianze paleontologiche aumentano notevolmente. Nella vetrina relativa al Triassico è interessante notare il reperto di Worthenia contabulata, tipico gasteropode proveniente dalla Dolomia Principale della Val dei Ronchi. Nella vetrina successiva,relativa al Giurassico, diventa preponderante la presenza delle Ammoniti. Questi organismi ora estinti, sono dei cefalopodi parenti dell’attuale Nautilus, di cui nel museo sono conservate alcune ricostruzioni e il guscio sezionato che mette in evidenza la sua struttura interna. reineckeia_splessinorhynchia_benettiiLe ammoniti rappresentano anche la specialità scientifica del Cavalier Attilio Benetti che, collaborando con numerose istituzioni ed università italiane e straniere, ha dato un importante impulso nelle conoscenze di questi fossili ed ha arricchito il Museo di un consistente numero di ammoniti. Tra i tanti resti appartenenti a questo gruppo possiamo segnalare l’ammonite Reineckeia sp., conservata sia come modello che impronta esterna. Da segnalare anche la specie di brachiopode con il nome specifico dedicato a Benetti Lessinorhynchia benettii. Nella ricostruzione paleogeografia è possibile osservare che questo settore delle Alpi nel Giurassico era localizzato al margine di un grande golfo marino chiamato Tetide, mentre, si stava smembrando, attraverso lentissimi movimenti, quell’unico supercontinente chiamato Pangea che aveva caratterizzato la storia geologica precedente. Nelle vetrine successive prosegue la ricca collezione di ammoniti provenienti dal Rosso Ammonitico e dal Biancone. A questa età appartengono le ammoniti più grandi come quella che si può osservare in basso nella vetrina 14.Sempre in questa vetrina si scorge l’interessante forma a cuore del brachiopode Pygophe catulloi del Titoniano (145 milioni dianni fa). Nella vetrina successiva sono conservati reperti di“ammoniti svolte” del Cretaceo provenienti anche da giacimenti stranieri. Prima di estinguersi alla fine del Cretaceo, le ammoniti come ultimo tentativo di sopravvivenza, si allungarono, deviando dalla loro tipica forma avvolta. Molto interessanti in questa vetrina anche i resti di Echinodermi, ovvero ricci di mare come la specie Stenonaster tuberculatus, del Cretaceo Superiore. A questo periodo appartiene anche il resto di squalo visibile, come una serie di vertebre, all’ingresso del museo. Nelle vetrine successive (17-18) sono conservati i fossili del Cenozoico dove, come dice il nome(dal greco kainòs, che significa “recente”) la varietà e le forme della vita diventano più simili a quelle della vita attuale. In queste vetrine si possono osservare fossili di lamellibranchi, gasteropodi, nautiloidi, pesci, macroforaminiferi come le nummuliti e la assiline, foglie fossili ed una interessante noce di cocco. Le vetrine centrali riguardano principalmente il Quaternario, periodo di tempo compreso tra circa 2 milioni di anni fa ed oggi. Vi si trovano le testimonianze dell’uomo primitivo e non solo. Nelle vetrine 19 e 20 si possono osservare i resti dell’Orso delle Caverne rinvenuti nei Covoli di Velo mentre le vetrine 21 e 22 espongono i reperti del vicino Covolo di Camposilvano, come un pugnale di selce e forniscono un’indicazione sulle modalità di vita dell’uomo in queste zone molte migliaia di anni fa. Annessa al museo è stata realizzata una nuova struttura polifunzionale adibita a laboratorio - deposito per lo studio dei reperti.

IL COVOLO
il_covoloIl Covolo di Camposilvano si può considerare la successiva sala “naturale” del museo, di cui si consiglia vivamente la visita. Quest’ampia cavità rappresenta un suggestivo esempio del carsismo, che interessa tutta la Lessinia. E’ il risultato infatti dell’erosione carsica negli strati dei Calcari Grigi del Giurassico inferiore o Lias, che ha originato un ampio stanzone ipogeo, il cui volume superava i 250.000 metri cubi. In seguito a crolli successivi, parte della volta è ceduta, generando un grande pozzo di crollo. La voragine così creatasi ha una forma ellissoidale, con una profondità di 70 metri, mentre l’imboccatura si apre a circa quaranta metri al di sotto della superficie epigea. La grotta è interessante anche per i fenomeni meteorologici che vi hanno luogo. Durante l’estate, sotto la volta della caverna l’inversione termica produce nubi con precipitazioni acquee e talvolta nevose. Inoltre il pavimento di ghiaccio che si forma durante l’inverno, permane fino all’estate, motivo che ha spintogli abitanti ad utilizzare,sin dalla preistoria, tale cavità come frigorifero naturale. Si narra che il Covolo abbia ispirato Dante per descrivere la morfologia del suo inferno, mentre nella fantasia popolare è la dimora di “orchi” e“fade”. L’accesso a questo monumento naturale è facilitato da un sentiero a cuisi accede aggirando il Museo Geopaleontologico, scendendo poi sulla potente conoide detritica che porta alla cavità residuale, corrispondente a ciò che rimane dell’antica grotta.
LA VALLE DELLE SFINGI
scorcio_della_valle_delle_sfingiUn altro percorso consigliabile è la visita alla cosiddetta “Valle delle Sfingi”, area di Riserva Naturale ad Indirizzo didattico del Parco della Lessinia ubicata poco a nord del Museo, con sviluppo est-ovest. In un paesaggio alpestre gradevolissimo si può osservare come il lavoro degli agenti atmosferici e del modellamento dei versanti abbia contribuito a creare una serie di monoliti che molto spesso assumono la forma“a fungo”, il cui cappello è costituito dalla formazione del Rosso Ammonitico e poggia su un tipo di roccia più erodibile quale la formazione oolitica del Gruppo di San Vigilio. La valle è cosparsa di questi funghi di roccia di una certa dimensione che ricordano le sfingi egizie, da cui hanno preso il nome. Gli esperti spiegano che queste forme sono dovute all’erosione meteorica che ha agito sulla massa rocciosa, precedentemente fratturata. Su queste fratture, l’acqua ha eroso maggiormente, scavando solchi e canali, nel tempo trasformati in vere e proprio trincee naturali molto spesso profonde fino a 5-6metri. L’accesso a questa valletta, che richiama le ciudadas encantadas, ovvero le città di roccia spagnole e francesi, può essere effettuato in due modi. Il più breve è quello che si raggiunge dalla strada che porta al Parparo, segnalato da un fungo di roccia su piccolo dosso, con ingresso sul retro della contrada Il Brutto. Il secondo, più paesaggistico, porta alla contrada Kunech sino a raggiungere una croce in pietra del 1890. Si risale quindi la via Cavallara, incontrando ai margini della stessa alcune trincee della Prima Guerra Mondiale e scorgendo splendidi panorami, fra cui il dolce paesaggio della Val Sguerza. Superato un cancello, che delimita il pascolo per le bestie, si gira a destra per scendere nella testata della valle, incontrando contrada Buse di Sotto,che peraltro presenta interessanti elementi etnografici.
Testo di Guido Roghi

RICETTIVITA’
Orari:
Dal 15 giugno al 15 settembre, tutti i giorni 9.30-12.30; 15.30-18.30.
Dal 16 settembre al 15 giugno,sabato e domenica, 10-12; 14.30-16.30
Gli altri giorni su prenotazione telefonica.
Chiuso il lunedì
Visitabile da diversamente abili: solo il museo
CONTATTI
Indirizzo: Contrada Covolo Camposilvano, Frazione di Velo Veronese
Telefono: 045 6516005; fax 045 6516005
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Gruppi Organizzatori


Centro Speleologico "Mario Cargnel" Gruppo Grotte Falchi - Verona crn

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